Hajimemashite!
Scrivere dopo l'introduzione poetica di Daniele ed il letterario post di Silvia è abbastanza difficile, ma volevo scrivere (un po') e dunque eccomi qui. La mia idea è quella di postare sensazioni, emozioni, cose che mi passano per la testa e di raccontare piccole diversità che separano Italia e Giappone, nonché la mia vita quotidiana, che ancora non è iniziata, visto che sono a Tokyo per un corso di lingua e vedrò il posto dove starò per i prossimi 5 mesi solo fra 5 giorni.
Sebbene possa sembrare una scelta strana, per chi non mi conosce (…), ho deciso di dedicare quest’articolo al salvatore di milioni di giapponesi, indiscusso protagonista dell’estate, colui che accende la speranza in ognuno dei nostri cuori: il condizionatore!
Per chi non fosse pratico di estati giapponesi (come me fino a 2 giorni fa), una breve descrizione con il meteo di oggi: 36 gradi e 95% di umidità. Ovvero, l’inferno. Non mi era mai capitato di camminare per strada ed avere la sensazione di essere investito da un'ondata di acqua, e la trovo anche difficile da spiegare. In pratica, appena le porte scorrevoli si aprono (qualsiasi idiozia è automatica in Giappone, e le porte non sono un'eccezione), vieni investito da un’ondata di caldo ed umidità tale che: 1) respirando, hai la sensazione di non stare respirando aria ma qualcosa di più denso e pesante, che, se fosse imbustata
, portata sulla terra ed aperta in condizioni normali inquinerebbe l'aria circostante in maniera visibile; 2) le mani diventano lievemente scivolose; 3) la maglietta diventa umida come se fosse stata stesa troppo poco tempo; 4) inizi a sudare copiosamente e la (3) si appiccica alla tua schiena, diventando un tutt’uno. Durante le corse si può anche osservare un altro punto: 5) le macchie di sudore sotto le ascelle e della schiena si saldano definitivamente, e la maglietta è da considerarsi bagnata a tutti gli effetti. Alle volte, succede che l’umidità presente nell’aria arrivi al punto di saturazione del 100%, e dunque condensi dando luogo ad una specie di pioggerelline estremamente lievi, date semplicemente dall’umidità, cosa che abbiamo avuto quest’oggi. Il tutto è reso più drammatico dal fatto che, in Giappone, sia quasi socialmente inaccettabile essere sudati (molti businessman infatti si tergono la pelata con bei fazzoletti, a nascondere le odiate gocce), il che spiega anche le temperature dell’aria condizionata basse al limite del masochismo.
Vista la situazione, comunque, trovo simpatico il modo che i giapponesi hanno di ringraziare il lavoro altrui, concetto che si applica anche alle cose: il condizionatore, dunque, che normalmente viene chiamato kuuraa (pronuncia giapponese dell’inglese cooler), viene chiamato o-kuuraa, ovvero qualcosa come “onorevole condizionatore”. Sensibilità tutta giapponese! Siamo al limite dello “xD”, ma trovo che quest’esempio sia appropriato per descrivere il concetto di rispetto che permea la cultura nipponica!
(comunque, secondo me, se lo merita...)
didascalie:
1. 4 condizionatori in 20 mq
2. i giapponesi usano ventilatori anche nei posti con l'aria condizionata, per la gioia della cervicale

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