Non scuola la diresti, ma sala di tortura: non vi si sente altro che lo schiocco delle sferze, lo strepito delle verghe, gemiti, singhiozzi e atroci minacce. Cos'altro possono impararvi i bambini, se non a odiare la cultura? Una volta che quest'odio ha messo radice nei teneri animi, anche da grandi detestano lo studio.

29/08/08

Un po'di vita quotidiana (1)

Oggi vorrei descrivervi un po’ come si stanno svolgendo le mie giornate qui ad Iida: cominciamo dalla casa.

La mia famiglia ospitante, a quanto ho capito, è abbastanza ricca: abito in una villa unifamiliare, grande, a due piani, e con il tetto in tegole giapponesi tradizionali.
Entrando, si accede all’ingresso, dove si devono togliere le scarpe, e subito dopo si apre il corridoio: alla destra, tre porte: una è lo sgabuzzino, una quella di camera dei miei genitori e quella di camera mia.
Ho una stanza tutta mia, con il computer ed internet wifi, da cui tra l’altro vi sto scrivendo ora, che affaccia da un lato sul corridoio e dall’altro sulla veranda coperta, dove c’è un tavolo sul quale in genere mangiamo. Procedendo lungo il corridoio, si arriva al salone, che è dominato dallo schermo al plasma da mezzo miliardo di pollici (completato da zona relax con poltrone e dolby surround) e dal tavolo del computer. Da un lato, affaccia sulla veranda coperta, dall’altro si accede alla cucina. La cucina è grande, con una penisola e due frigoriferi, e credenze con sistema anti-terremoto fatto in casa, legando le estremità delle maniglie degli armadietti tra di loro. C’è una grande vetrata che dà su uno splendido campo di riso che ora, carico di chicchi, sta per essere raccolto. Eh sì, sono contagiato dallo spirito campagnolo!
Comunque, al lato della cucina c’è un ripostiglio abbastanza grande, straripante di roba. Ma ritorniamo al corridoio: sulla sinistra, ci sono tre porte. La prima è un altro ripostiglio; la seconda è il bagno vero e proprio, con lavandino e vasca da bagno in stile giapponese (ofuro); la terza, davanti camera mia, è il WC (o, meglio, uoshuretto, pronuncia giapponese di washlet, cioè quelle diavolerie elettroniche che qui usa mettere sopra il volgare cesso) con lavandino spartano, che funziona dopo aver scaricato e la cui acqua va a ricaricare lo sciacquone successivo.

Nel piano di sopra… non ci vivo, dunque magari lo descriverò una prossima volta!

Provvederò comunque a postare foto!!

Ora sono distrutto… oyasuminasai!

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